Splenectomia Laparoscopica

1. Cos’è la splenectomia?

La splenectomia è l’intervento chirurgico di rimozione della milza, attuata quando questa ha subìto dei danni irreparabili o non è più funzionale per colpa di una grave malattia.
La milza è un organo dell’addome, dalle dimensioni di un pugno, situato appena sotto la cassa toracica, a sinistra.
La milza ricopre diverse funzioni:
Combatte le infezioni, controllando la presenza di agenti patogeni in circolo (batteri e particelle estranee) e producendo anticorpi e globuli bianchi.
Favorisce la maturazione dei globuli rossi (eritrociti).
Ripulisce il sangue dai globuli rossi invecchiati (un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni) o danneggiati.
Fa da riserva di ferro, di piastrine e di globuli bianchi.

1.2 Quando si esegue

L’intervento di splenectomia viene messo in pratica alla comparsa di una delle seguenti condizioni o patologie:
Rottura della milza. Causata da un trauma addominale, provoca un’emorragia interna, che, se non viene bloccata, può portare alla morte. La splenectomia rappresenta, molto spesso, l’unica soluzione valida per interrompere la perdita di sangue.
La splenomegalia, condizione patologica in cui la milza è ingrossata, è uno dei fattori favorenti la rottura della milza, in quanto quest’ultima è più esposta agli urti a causa delle notevoli dimensioni.
Malattie del sangue. Alcune gravi malattie del sangue, come l’anemia falciforme, la talassemia, la policitemia vera o la porpora trombocitopenica idiopatica, possono richiedere la splenectomia. La decisione di rimuovere la milza, tuttavia, viene presa solo dopo che tutti gli altri trattamenti possibili non sono andati a buon fine.
Tumori. Determinate neoplasie, come la leucemia linfatica cronica, il linfoma di Hodgkin, il linfoma non-Hodgkin o la leucemia a cellule capellute, possono interessare anche la milza, causandone un suo ingrossamento (splenomegalia). Come nel caso precedente, se tutti i trattamenti attuati per la cura della splenomegalia sono inefficaci, è necessario ricorrere alla splenectomia.
Infezioni. Alcuni agenti patogeni (virus, batteri e parassiti) possono infiammare la milza, provocando splenomegalia. Se le infezioni sono molto serie e i trattamenti sono inefficaci, il rimedio ultimo è rappresentato dall’asportazione dell’organo infiammato. Alcuni esempi di patogeni, che provocano splenomegalia (e che potenzialmente potrebbero richiedere splenectomia), sono il plasmodio della malaria (un parassita) e il batterio della sifilide.
Cisti o tumori benigni. La milza può sviluppare delle cisti o dei tumori benigni, che ne alterano la normale anatomia. Se queste malformazioni sono di dimensioni elevate o se la loro completa rimozione chirurgica è impossibile, l’unico rimedio attuabile è la splenectomia.
Casi particolari. In rarissime occasioni, la milza può ingrossarsi senza un causa precisa, o meglio senza una causa documentabile attraverso i test diagnostici. In questi casi, impostare un terapia è difficile, perché non si sa quale sia il fattore scatenante.
Pertanto, l’unico rimedio, per evitare le complicazioni della splenomegalia, è rappresentato dalla splenectomia.

1.3 Preparazione

La splenectomia, se programmata da tempo (cioè se non è un intervento d’emergenza), prevede le seguenti misure preoperatorie:
• Trasfusione di sangue. Questa serve a ridurre l’impatto che l’asportazione di un organo come la milza ha sul paziente. Viene praticata poco prima dell’intervento.
• Vaccino anti-pneumococco. Serve a prevenire le polmoniti, che, negli individui privati della milza e non vaccinati, insorgono assai di frequente.
• Presentarsi a digiuno assoluto. La splenectomia si effettua in anestesia generale, pertanto si richiede di non mangiare e di non assumere liquidi per diverse ore, prima dell’intervento.
• Interrompere l’assunzione di determinati farmaci. In vista dell’intervento, ci sono farmaci che non vanno assolutamente assunti (per esempio, gli anticoagulanti). Per questo motivo, è importante che il paziente comunichi, al medico, tutti i medicinali che sta assumendo o ha assunto nel recente passato

1.4 Procedura

Dopo l’anestesia generale, con cui si seda il paziente, la splenectomia si può eseguire con due procedure chirurgiche differenti: tramite Laparoscopia o tramite tecnica tradizionale, a cielo aperto.
Concluso l’intervento, in qualsiasi modo si sia effettuato, è richiesto un ricovero di almeno un paio di giorni e completo riposo per almeno una settimana

SPLENECTOMIA LAPAROSCOPICA O MINIMAMENTE INVASIVA
L’intervento di splenectomia laparoscopica si svolge nel seguente modo.
Il chirurgo, prima di tutto, esegue quattro piccole incisioni sull’addome del paziente; attraverso una di queste, infila una minuscola videocamera, che, collegata a un monitor, gli consente di orientarsi durante le successive manovre. Quindi, attraverso le altre tre incisioni, conduce gli strumenti per l’isolamento e l’estrazione della milza.
Tutta la procedura si svolge con il paziente posizionato sul fianco laterale destro (decubito laterale destro), in modo tale che la milza “si presti” meglio all’asportazione.

DURATA DELL’INTERVENTO
Una splenectomia, a prescindere dalla procedura attuata, può durare da un minimo di tre quarti d’ora a un massimo di 2 ore. La lunghezza dipende dalle dimensioni della milza e dall’anatomia interna dell’addome, che, nei suoi particolari, è diversa da paziente a paziente

1.5 Fase post-operatoria

Dopo l’operazione chirurgica, è previsto un ricovero ospedaliero, che può andare da un minimo di due giorni a un massimo di sei. La durata della degenza è a discrezione del medico curante, il quale decide in base allo stato di salute del paziente operato.
A dimissione avvenuta, è necessario stare a riposo assoluto per almeno una settimana. Durante questo periodo, è doveroso seguire alla lettera i consigli del medico, il quale vieterà anche le attività quotidiane più semplici e comuni, come farsi il bagno, guidare ecc.
Il completo recupero avviene, solitamente, nel giro di 4-6 settimane.

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