Chirurgia Urologica

 

Direttore: Dottor Alfonso Carluccini

Prof. Gino Bologna

Prof. Romano Rago

Prof. Costantino Cerulli

Prof. Vincenzo Ferdinandi

Prof. Giuseppe Naccarato

 

L’equipe di Chirurgia Urologica si occupa del trattamento di tutte le patologie a carico dell’apparato urogenitale maschile e dell’apparato urinario femminile.

La struttura offre un servizio di eccellenza attraverso un team medico altamente qualificato dotato delle più moderne attrezzatore chirurgiche.

L’attività chirurgica è finalizzata al trattamento delle patologie urologiche benigne e neoplastiche con tecniche mini-invasive Endoscopiche e Laparoscopiche.

Interventi che vengono effettuati:

Calcolosi Urinaria

 

Direttore: Dottor Alfonso Carluccini

 

Centro Calcolosi Urinaria

La calcolosi urinaria è una delle patologie più diffuse e frequenti.

Questa patologia colpisce dal 15 al 20% della popolazione Italiana, con circa 3000 nuovi casi per milione di abitanti.

L'età con maggiore incidenza è quella compresa tra i 30 e i 50 anni.

Le recidive sono molto frequenti, tanto da verificarsi in una percentuale che varia, a seconda degli studi, dal 25 al 50% dei casi dopo 5 anni.

Tra le cause, viene data molta importanza alla familiarità, a una dieta squilibrata e alla scarsa assunzione di liquidi

Presso la Nuova Clinica Annunziatella è attivo un centro di alta specializzazione per la cura della “Calcolosi Urinaria” diretto dal Dott. Alfonso Carluccini

DIAGNOSI

Numerose tecniche di diagnostica per immagini sono oggi a disposizione  per essere utilizzate con appropriatezza.

Alcune di queste, di  cosiddetto primo livello, possono essere utilizzate durante la fase acuta e per il follow-up della malattia

  • RX DIRETTA ADDOME : 
  • La sensibilità e la specificità di tale indagine diagnostica sono riportate rispettivamente fra il 59-64% ed il 71-77%. Rispetto alle altre metodiche, la minore accuratezza diagnostica della Rx addome è essenzialmente dovuta a:
  • 1) limiti della metodica ad identificare calcoli poco o non radiopachi;
  • 2) limiti risolutivi legati alle dimensioni del calcolo (scarsa visualizzazione al di sotto dei 4 mm);
  • 3) mascheramento a causa del meteorismo intestinale o di sedi critiche (es. ossa del bacino); inoltre non offre la certezza che l’immagine calcifica localizzata sia di pertinenza delle vie urinarie (linfonodi calcifici, fleboliti).

ECOGRAFIA

L’Ecografia rappresenta la migliore indagine di prima istanza nella diagnosi di calcolosi urinaria con un valore di sensibilità del 61% e di specificità prossimo al 100% . Infatti consente la valutazione accurata della sede e delle dimensioni del calcolo e fornisce informazioni indirette quali dilatazione delle cavità urinarie, indice cortico-midollare, presenza di raccolte fluide perirenali.

TAC ADDOME PELVI 

La TC spirale, senza iniezione di mezzo di contrasto, è oggi ampiamente utilizzata come metodica di scelta nella diagnostica in urgenza dei pazienti affetti da colica renale, con reperti ecografici e/o radiografici dubbi o negativi, con una sensibilità del 97% e specificità del 96%. È possibile visualizzare direttamente la presenza del calcolo, stabilirne sede e dimensioni, studiarne la densità e la natura, evidenziare l’eventuale edema della giunzione uretero-vescicale e/o l’ostruzione ureterale.

URO TAC

L’indagine consiste nell’esecuzione di un normale esame TC dell’addome sfruttando la fase precoce di impregnazione per lo studio dei reni e della vescica, e la fase di eliminazione dai 5 ai 10 minuti dopo l’iniezione di mdc. Ha il vantaggio di non richiedere la preparazione intestinale; tramite questa metodica è possibile valutare anche eventuali patologie extraurinarie e studiare la componente vascolare renale (Angio-TC). I limiti consistono essenzialmente nel maggior costo e nella maggiore esposizione alle radiazioni.

TRATTAMENTI

Presso la Nuova Clinica Annunziatella è possibile eseguire tutti i tipi di trattamento attualmente possibili:

  • Litotrissia endoscopica ureteroscopica (URS)
  • Litotrissia endoscopica endorenale per via retrogada con uteroscopio flessibile (RIRS)
  • Litotrissia percutanea (PCNL)
  • Litotrissia extracorporea ad onde d’urto (ESWL)

LITOTRISSIA ENDOSCOPICA ERETEROSCOPICA (URS)

La litotrissia endoscopica per via ureteroscopica  è una procedura endoscopica che non implica nessuna incisione e che garantisce un successo pari quasi al 100% nel trattamento dei calcoli ureterali.

Viene considerata la metodica di prima scelta per tutti i calcoli ureterali di diametro superiore ad 1 cm e per quelli di dimensioni inferiori se associati a stasi urinaria, e la seconda scelta per tutti i casi in cui un precedente trattamento di litotrissia extracorporea a onde d’urto abbia fallito.

Attraverso l’uretra si introduce una sonda endoscopica denominata “ureterorenoscopio” e si identifica lo sbocco ureterale, in cui si introduce un filo guida di sicurezza. Si risale quindi lungo l’uretere fino al calcolo. A questo punto si utilizza il laser ad olmio per frantumarlo e i frammenti ottenuti vengono estratti con appositi “cestelli”. Questo intervento viene effettuato in anestesia generale e prevede una degenza, nei casi non complicati, in Day Hospital o al massimo di una notte. In circa il 70% dei casi si rende necessario il posizionamento di una endoprotesi ureterale a “doppio J” o stent, per circa una settimana per consentire il deflusso di urina evitando il verificarsi di fastidiose coliche

LITOTRISSIA ENDOSCOPICA ENDORENALE PER VIA RETROGADA CON UTEROSCOPIO FLESSIBILE (RIRS)

La litotrissia endoscopica endorenale per via retrograda rappresenta l’ultima frontiera nel trattamento della calcolosi renale.

Grazie a un progressivo miglioramento dello strumentario endourologico con l’avvento della tecnologia digitale, sono stati messi a punto endoscopi flessibili di ultima generazione in grado di offrire una visione endoscopica di grande qualità. Attraverso l’uretra si raggiunge con l’ureterorenoscopio flessibile la vescica, dove si individua lo sbocco dell’uretere attraverso il quale si arriva al rene. Si esplorano quindi le cavità renali fino ad individuare il calcolo che viene polverizzato con l’u tilizzo di un laser ad olmio. Possono comunque residuare alcuni frammenti: i più grandi verranno asportati con opportuni cestelli, quelli più piccoli saranno espulsi spontaneamente. Questa procedura offre diversi vantaggi: l’annullamento delle complicanze emorragiche connesse alla litotrissia percutanea, l’assenza di cicatrici e di dolore post-operatorio e un notevole contenimento dei tempi di degenza e di recupero delle normali attività. Per contro, per calcoli di dimensioni superiori ai 2 cm, tale metodica comporta una percentuale di bonifica del calcolo inferiore rispetto alla litotrissia percutanea; per avere risultati analoghi al trattamento percutaneo, in circa il 30% dei casi è probabile una seconda procedura. Le difficoltà connesse alla ridotta visibilità del campo operatorio dovute al ridotto diametro degli strumenti flessibili e la necessità di frantumare il calcolo in frammenti molto piccoli per essere compatibili con una espulsione spontanea (1-2mm), impongono una rigida restrizione delle indicazioni della RIRS a calcoli di dimensioni non superiori ai 4 cm. Anche questo intervento prevede anestesia generale ed una degenza, nei casi non complicati, di una notte. In tutti i casi è necessario il posizionamento per una settimana di una endoprotesi ureterale a doppio J (detto secondo la dizione inglese “stent” ) a protezione della via escretrice operata.

LITOTRISSIA PERCUTANEA (PCNL)

La litotrissia percutanea rappresenta a tutt’oggi il trattamento di prima scelta per i calcoli renali superiori a 2 cm di diametro: viene eseguita attraverso un accesso percutaneo nel fianco del diametro di circa 1 cm che consente di accedere al rene. Attraverso un piccolo tubicino denominato “camicia”, del diametro di circa 1 cm, che permette di mantenere una via stabile di accesso al rene durante tutto l’intervento, si introduce uno strumento ottico (nefroscopio) all’interno del quale viene introdotta una sonda ad ultrasuoni. La sonda è in grado di frantumare il calcolo in pezzettini che vengono poi aspirati e/o rimossi con pinza. Si tratta di un procedimento che offre il vantaggio di ottenere una completa bonifica del calcolo per lo più con una singola procedura, in una percentuale di casi che si avvicina al 100%. Questo intervento si effettua in anestesia generale e prevede la degenza di circa 1-3 notti. Gli effetti collaterali, in circa il 10% dei casi, possono essere infezioni anche gravi ed il sanguinamento, che in circa il 2-4% dei casi rende necessario ricorrere ad una trasfusione di sangue.

LITOTRISSIA EXTRACORPOREA AD ONDE D’URTO (ESWL)

La Litotrissia extracorporea ad onde d’urto è utilizzata per il trattamento della calcolosi urinaria.

Questa tecnica non comporta alcuna manovra invasiva sul paziente, il quale deve solo sdraiarsi sulla macchina appoggiando il fianco su un cuscino pieno d’acqua all’interno. Le onde d’urto generate dal litotritore passano attraverso il corpo umano veicolando tutta l’energia sul calcolo, frantumandolo. La durata del trattamento è piuttosto breve (in genere non oltre i 45-60 minuti). 

Questa terapia non comporta alcuna anestesia; il paziente può qualche volta avvertire una sensazione di temporaneo fastidio nel punto di applicazione delle onde. In caso di successo del trattamento, con percentuali variabili dal 30 al 90% a seconda delle caratteristiche del calcolo, i frammenti saranno eliminati con le urine nei giorni successivi, talvolta con coliche.

Le prime urine emesse dopo il trattamento sono generalmente ematiche ma, con il passare delle ore e con l’assunzione di liquidi, si normalizzano. Quando il calcolo è grande (superiore ai 2 cm) non sussiste più l’indicazione al trattamento con onde d’urto, perché la massa dei frammenti prodotti potrebbe ostruire l’uretere causando un’o struzione urinaria. In questi casi si rende necessario procedere per via endoscopica alla rimozione dei frammenti, con l’utilizzo di un catetere ureterale interno  temporaneo (stent a Doppio J).

Pur essendo la metodica meno invasiva a disposizione, non si deve considerare innocua e pertanto reiterare più e più volte il trattamento in caso di insuccesso. Va detto infatti che, anche se in percentuali molto basse, l’energia liberata durante il trattamento può causare nel breve termine ematomi renali e, nel lungo termine, ipertensione arteriosa e diabete mellito.

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